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micol ...manere in vita, donec retinebit voluptas...
19 gennaio 2012
Ti aspetto


Ti aspetto e ogni giorno 

mi spengo poco per volta 
e ho dimenticato il tuo volto. 
Mi chiedono se la mia disperazione 
sia pari alla tua assenza 
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa 
che non ti so regalare.
Alda Merini



permalink | inviato da Micol il 19/1/2012 alle 19:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 dicembre 2011
...
Sempre vieni dal mare
e ne hai la voce roca,
sempre hai occhi segreti
d’acqua viva tra i rovi,
e fronte bassa, come
cielo basso di nubi.
Ogni volta rivivi
come una cosa antica
e selvaggia, che il cuore
già sapeva e si serra.

Ogni volta è uno strappo,
ogni volta è la morte.
Noi sempre combattemmo.
Chi si risolve all’urto
ha gustato la morte
la porta nel sangue.
Come buoni nemici
che non s’odiano più
noi abbiamo una stessa
voce, una stessa pena
viviamo affrontati
sotto povero cielo.
Tra noi non insidie,
non inutili cose ?
combatteremo sempre.

Combatteremo ancora,
combatteremo sempre,
perché cerchiamo il sonno
della morte affiancati,
abbiamo voce roca
fronte bassa e selvaggia
un identico cielo.
Fummo fatti per questo.
Se tu od io cede all’urto,
segue una notte lunga
che non è pace o tregua
non è morte vera.
Tu non sei piú. Le braccia
si dibattono invano.

Fin che ci trema il cuore.
Hanno detto un tuo nome.
Ricomincia la morte.
Cosa ignota e selvaggia
sei rinata dal mare.

Cesare Pavese




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28 dicembre 2011
IN THE MORNING YOU ALWAYS COME BACK
Lo spiraglio dell'alba 
respira con la tua bocca 
in fondo alle vie vuote. 
Luce grigia i tuoi occhi, 
dolci gocce dell'alba 
sulle colline scure. 
Il tuo passo e il tuo fiato 
come il vento dell'alba 
sommergono le case. 
La città rabbrividisce, 
odorano le pietre - 
sei la vita, il risveglio. 

Stella sperduta 
nella luce dell'alba,
cigolio della brezza, 
tepore, respiro - 
è finita la notte.
 
Sei la luce e il mattino.
Cesare Pavese



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19 luglio 2011
Presagio


In te si fa profumo anche il destino.
Batte la vita tua non mai vissuta
dentro di me, tic tac di nessun tempo.

Che fa se il sole estraneo non illumina
queste figure da noi non sognate,
create sì, dal nostro doppio orgoglio?

Non conta. Così sono più veraci
che parvenze di luci inverosimili
negli scorci dell’obbligo e del caso.

Tutta tu convertita nel presagio
tuo, ma senza mistero!: un’irrompente
verità di assoluto ti sostiene.

Che fu di quell’enorme e così informe
pullulare di oscuro dal profondo,
sotto le solitudini stellate?

Le stelle insigni di lassù non guardano
la nostra notte che non ha segreti.
Resta tranquillo quel profondo buio.

L’oscura eternità non è già un drago
celeste! Le nostre anime conquistano
non viste una presenza tra le cose.
Jorge Guillen

Traduzione di Eugenio Montale 



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25 giugno 2011
Al Round Pound
Guardi te stessa. Ed anche chi ti guarda.
Uno spettro sul muro del giardino.
Uno è lo spettro e l’altra, sì, sei tu –
sempre che entrambi esistiate davvero.

Che strano esser qualcuno dietro un volto,
avere un nome e sapere che è il tuo,
trovarsi in questo angolo di verde.
Una chiocciola osservi: avanza e sosta.

Tu stai seduta, e ti domandi quieta
fino a quando. Ti muovi? No, rimani.
Ignoto è il tessitore
 dell’ordito.
Scivola via un minuto dopo l’altro.
Wendy Cope



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8 giugno 2011
Canti lungo la fuga
VI 


Istruiti nell’amore
per diecimila libri

colti per il tramandarsi
di gesti immutabili
e giuramenti stolti –

ma solo qui
iniziati all’amore –

quando la lava discese
e il suo alito ci colse
al piede del monte,
quando infine il cratere sfinito
più non trattenne la chiave
per questi corpi serrati –

Entrammo in spazi incantati
e illuminammo il buio
con la punta delle dita.
Ingeborg Bachmann



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21 maggio 2011
...
Ti penso, come tutti i giorni
solo che oggi fa un po' più male.



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16 maggio 2011
Per questo
Se ho teso la mano ai tuoi versi 
(l’ho fatto)
come a lettere dei morti che ridestano l’animo
da rabdomante cercato la tua fonte
per abbeverare la mia sete
scavato nel mio concime scheletri e petali
che per te dovevano riflettere la luce:

– al lavoro nel mio sotterraneo mangiato dai vermi
roso dai tarli senza patria
ho una scusa?

Se ho sfiorato il tuo dito
con lingua affamata
leccato dal tuo palmo una crepa di sale
se ti ho sognato o pensato

sacca di sangue appena estratto
appeso rossoscuro a un gancio
piú in alto del mio cuore
( tu che comprendi la trasfusione)
a cos’altro dovrei rivolgermi?

Una luce-spia brilla fioca
mentre i fuochi del gas dormono
(un gatto esce in punta di zampa dai fornelli
al gelo notturno)
il linguaggio raro e agile come la verità
scioglie il silenzio piú radicale

L’etica del custode di un faro:
cura di tutti o di nessuno
per questo si può pure dare fuoco ai mobili
Un questo contro cui abbiamo sbattuto
come se la luce potesse essere spenta a estro
il salvataggio negato ad alcuni

e rimanere un faro
Adrienne Rich



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22 aprile 2011
...
Da dove continui a trapelare,
dalle foglie tremanti
di un giugno oscuro,
macchie sempiterne di luce sui colli
durano un istante
e il giorno gira come un aquilone –
un lampo in volto quando l’aria è ferma
e guardi e non capisci
che comincia qualcosa
dove affonda la meraviglia buia
del respiro.
Daniele Piccini 






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24 febbraio 2011
Inverno
In ginocchio tra vento, orma e levriero
corsi dietro di te, chiara presenza,
trascinato dal lampo di una stella
di senso in senso sino alla tua assenza.
Attraversasti, amore, gli egoismi
che con selce di lacrima ti svelo
sovrapponendo abissi dopo abissi,
nella mia solitudine di gelo.
Il grande ragno della pioggia fila
con acqua e vento leste ragnatele.
Cosa mai diverranno domattina?
Forse un vetro infrangibile, di certo
somigliante ai miei occhi ormai sereni
dopo aver pianto tutto ciò che ho perso.
Miguel Ángel Asturias





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Curiosità
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A Micol
Conosco tutte le derive nelle quali godere nel mettere in scena mutevoli acrobazie. Solo tu rendi il mio corpo degno di essere vissuto. Prego che sempre riesca il mio quotidiano peregrinare ad essere degno scenario alla tua venerazione. Colmo ogni anfratto del mio pensiero dei soli odori che ti appartengono. Consumami ed io tornerò sempre a proteggere la terra scolpita dai tuoi passi.

U.

Mia irrinunciabile Micol... procedo con fare psychopatico ad ipotizzare una scena per la tua tortura. Non posso. È che la pelle mia trema di fronte alla tua potenza. Essa si esprime, rinnovandosi, ad ogni carica che la mia povertà di essere ordinario, sciagurato, le innesca. Non temere, i miei luoghi non possono essere profanati da colei che ne rappresenta le essenze. Il mio freddo è arrivato, un nuovo candore si aggiunge all’impeto mai assopito che anela il tuo odore. Micol! Il nostro quotidiano si perpetua grazie alla tua stoica resistenza. Non guardo alle mie spalle: la tua luce è troppo smagliante! Ti seguirò ovunque. I tuoi baci lasciano ognuno una nota che si aggiunge alla suite infinita che continuo ad ascoltare basito, aspettandone altre che rinnovino i motivi e le armonie, così che vivere con te sia l’unico vivere!
U.


Su Micòl
Seppur donna di spirito, continui a rifiutare il tuo futuro sociale e democratico; lo aborri, preferisci le vierge, le vivace et le bel aujourd'hui e ancora di più il passato. Dolce, caro, pio passato. Rimani l'unica ad essere stata investita dal soffio della verità. Ti descrivono pigra, civetta, amante di anziani venditori di parrucche e collezionista di inutili bibelots di vetro. Ti sottovalutano. Ciò malgrado tra di noi resti la sola che sa, che ha capito. Ovviamente - direbbe il caro maestro - nulla.
B.

"...il suo corpo, insomma, quel corpo indolente e potenziato, messo in risalto dalla malattia e reso, così, doppiamente corpo..."
Thomas Mann


"... quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga «le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui», e il passato, ancora di più, «il caro, il dolce, il pio passato». E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare."
Giorgio Bassani



I'll be your mirror
Reflect what you are,in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I'll be your mirror
 


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
G. D'Annunzio

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un ciclo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove 
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.
Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.
E. Montale



IL CANNOCCHIALE